“Contatto erede”, così Facebook apre al testamento digitale

Social network che passione. Oltre un miliardo di persone nel mondo possiede un profilo o una pagina pubblica ed è attivo sul social più popolare: Facebook.

Scrivere pensieri, rispondere a messaggi, caricare immagini e condividere riflessioni altrui sono diventate azione quotidiane abituali da qualche tempo a questa parte. Solamente una decina d’anni fa questa routine virtuale era inimmaginabile. L’idea del giovane Mark Zuckerberg ha riscosso un successo clamoroso, complice la curiosità e la leggerezza che contraddistingue l’impostazione di fondo di questo social.

Tante le novità che si sono susseguite negli ultimi anni con particolare attenzione a tematiche sociali e culturali. Una in particolare non può passare inosservata, complice un punto importante che da anni sta attanagliando l’opinione pubblica: il testamento digitale.
Molti si chiederanno cosa lega Facebook alla redazione delle ultime volontà. Tema complesso che non può essere banalizzato, ma in questo contesto anche il più popolare tra i social network ha voluto offrire un’opportunità concreata e reale, colta al volo dalla gran parte dei frequentatori degli ambienti sociali.

La parola chiave in questo ambito è “Legacy Contact”, ovvero l’individuazione di un contatto per gestire l’eredità digitale. Dapprima il servizio è stato attivato solamente negli Stati Uniti ma ora è possibile accedervi anche in Italia. Come fare propria questa funzione? Il tutto è stato studiato in maniera semplice e veloce. Ogni persona, infatti, può nominare un gestore del proprio contenuto personale postato su Facebook e decidere, quindi, cosa ne sarà di foto, video, pensieri e riflessioni condivisi post mortem. In caso di disposizioni puntuali il soggetto designato dovrà attenersi a quanto scritto dal defunto; diversamente, in mancanza di precise indicazioni, sarà lui stesso a decidere come gestire il profilo e mantenerlo in vita.

Chi teme che il contatto designato possa leggere tutte le conversazioni private spifferarle al mondo intero non deve preoccuparsi: il buon Zuckerberg conosce a fondo i suoi utenti e ha inserito una funzione che oscura automaticamente le conversazioni private intrattenute in vita. Per attivare questa opzione è sufficiente cliccare prima sulla sezione “impostazioni”, poi sulla voce “protezione” e visualizzare la schermata relativa al “contatto erede”.

Per chi non volesse nominare nessun gestore post mortem è possibile richiedere la disattivazione automatica dell’account. Ad oggi si stimano quasi tre milioni di profili di persone scomparse ancora attivi sul Facebook e si prevede che nel giro di cinquant’anni questo dato sia destinato a crescere visibilmente superando quasi il numero degli account degli iscritti in vita. Dati curiosi che servono come input per affrontare la questione dell’identità digitale a tutto tondo.

Ad oggi siamo in presenza di un vuoto legislativo che riguarda anche coloro i quali professionalmente utilizzano pc e contenuti online. Basti pensare ad architetti, grafici o fotografi. In questi casi chi può accedere ai lavori realizzati in vita? La scelta migliore, data la mancanza di una presa di posizione del diritto, è quella di nominare una persona che possa accedervi, consegnandole le relative password; la nomina è necessaria che sia contenuta in uno scritto ufficiale per evitare l’insorgere di problemi imprevisti.

La questione si complica notevolmente in caso di richiesta di dati di accesso alle caselle di posta elettronica con provider che hanno sede oltre oceano. In Italia il problema non sussiste in quanto secondo la legge italiana gli eredi hanno diritto a ricevere la corrispondenza del proprio caro venuto a mancare. Tutto incerto, invece, per quanto riguarda i contatti con gruppi stranieri, molti dei quali con sede in California; in caso di mancata collaborazione si applicherebbero le leggi dello stato americano con conseguente necessità di trattazione del caso in loco.
La situazione, quindi, è più ingarbugliata del previsto. Tutelarsi in questi casi è d’obbligo e la possibilità prevista da Facebook non risulta essere poi così campata in aria.